La fotografia stenoscopica è quella che si realizza senza l’uso di lenti e obiettivi. Le fotocamere stenopeiche di solito sono artigianali, costruite con scatole di cartone, di latta o di qualche altro materiale che non fa passare la luce. Molto semplicemente consiste in una camera oscura con un piccolo foro (foro stenopeico appunto oppure pinhole in inglese), attraverso il quale entrano i raggi luminosi che incidono sulla pellicola fotografica o sul sensore digitale.

È una delle prime tecniche utilizzate in campo fotografico, ma ancora praticata da tanti fotografi professionisti, fotoamatori e amanti della fotografia artistica. La caratteristica principale delle immagini ottenute con questo metodo è la profondità di campo infinita: nell’immagine ottenuta si vede chiaramente qualunque punto senza bisogno di un’inquadratura particolare, come invece si farebbe con un normale obiettivo fotografico.

Pinhole California Shoreline

Per ottenere immagini migliori il processo è stato modernizzato anche con l’introduzione di formule per calcolare il diametro del foro stenopeico e la distanza dalla superficie sensibile, rendendo questo genere fotografico ancora più unico ma allo stesso tempo anche un po’ artigianale e indipendente, non pienamente accettato per il modo così semplice con cui si possono ottenere le fotografie.

La fotocamera stenopeica

Gli appassionati di questa tecnica di solito costruiscono la propria macchina fotografica a foro stenopeico, usando delle semplici scatole di cartole, di legno o di latta usata per gli alimenti, fino a quelle fatte con attrezzature più professionali come le fotocamere reflex in cui si sostituiscono le lenti con un foro stenopeico.

Fotocamera pinhole di Holga.
Una macchina fotografica stenopeica o pinhole di Holga, funzionante con rullini 35mm

La pellicola fotografica o la carta fotosensibile sono posizionate sul lato opposto del foro, fermate con nastro adesivo. Si mettono all’interno della scatola in una stanza buia e la scatola deve essere perfettamente chiusa da tutti i lati, in modo che non entri nessuna luce. Per ottenere un’immagine nitida è necessario che l’apertura del foro sia molto piccola, intorno a 0,5mm.

L’otturatore è costituito da un materiale che non permette il passaggio della luce, normalmente lo stesso della scatola, che apre e chiude manualmente il foro. A causa delle dimensioni dell’apertura, il tempo di esposizione è generalmente molto superiore a quello necessario con una fotocamera convenzionale e può variare da 5 secondi fino a più di un’ora.

Caratteristiche del foro stenopeico

In generale, quanto più il foro è piccolo migliore sarà la risoluzione dell’immagine, in quanto il circolo di confusione proiettato sarà più grande. Se è estremamente piccolo, può produrre molta diffrazione influendo sulla nitidezza. Quando il diametro di apertura del foro si avvicina allo spessore del materiale usato, si ottiene una vignettatura vicino ai bordi dell’immagine perchè meno luce raggiunge queste aree, a causa dell’ombra prodotta dalla luce che entra con un angolo diverso da 90°.

Chiesa di San Giorgio Maggiore

L’apertura del foro dovrebbe essere di forma circolare per ridurre la rifrazione e di un materiale il più sottile possibile. Nelle attrezzature migliori il foro viene creato utilizzando un laser, ma anche un comune appassionato di fotografia può ottenere fori con la qualità sufficiente per realizzare belle foto stenopeiche.

Un modo molto comune consiste nell’utilizzare un foglio di alluminio, che riduce al minimo lo spessore, creando il foro con un ago, cercando di appianare i bordi che ne derivano per renderlo più uniforme.

La profondità di campo è infinita, ma questo non vuol dire che tutto sarà nitido: a seconda della distanza tra l’apertura e la pellicola, tutto sarà a fuoco o fuori fuoco nella stessa proporzione.

In alcune fotocamere stenopeiche è possibile far scorrere il piano del materiale fotosensibile. Questo permette di modificare l’angolo di visuale della fotocamera ed il rapporto con il diaframma. Avvicinando il piano al foro si ottiene un angolo maggiore ed un tempo di esposizione più breve, allontanandolo l’angolo sarà piccolo e l’esposizione maggiore.

Calcolare l’esposizione del foro stenopeico

Il diaframma o “numero f” si calcola dal rapporto tra la distanza focale della fotocamera e il diametro del foro. La distanza focale altro non è che la distanza tra il piano su cui è il foro ed il materiale fotosensibile. Se per esempio abbiamo una macchina fotografica con un foro stenopeico del diametro di 0,5 millimetri e una lunghezza focale di 50mm, il diaframma sarà pari a ⨍100 (il risultato di 50/0,5).

Questo implica esposizioni generalmente molto lunghe, sicuramente superiori al secondo.

Un’altra caratteristica delle fotocamere stenopeiche è che è possibile deformare o moltiplicare le immagini utilizzando più di un foro per far passare la luce, oppure si può deformare il piano del materiale fotosensibile. Queste sono caratteristiche abbastanza utilizzate nella fotografia artistica o creativa.

Come fare una fotocamera stenopeica digitale

Ti piacerebbe provare la fotografia stenopeica con la tua reflex digitale? È abbastanza semplice, la prima cosa di cui hai bisogno è il coperchio del corpo, meglio non usare l’originale perchè andrà forato e perciò non proteggerà più dalla polvere. Con qualche euro ne trovi uno adatto all’attacco della tua fotocamera.

Per il foro ognuno ha il suo metodo personale, il più comune è quello di fare un foro più grosso al centro del coperchio, anche con un comune trapano o un altro attrezzo per il bricolage. Una volta che abbiamo il foro centrale ci serve quello più piccolo, il foro stenopeico, dove passeranno i raggi di luce per formare l’immagine sul sensore. Il foglio di alluminio è uno dei materiali più idonei ed utilizzati per questo scopo, abbastanza rigido per realizzare un foro con precisione e sottile da tagliare.

Brown Canyon range land, Huachuca Mountains, Arizona USA

La qualità delle immagini ottenute sarà direttamente proporzionale alla precisione con cui viene realizzato il piccolo foro con uno spillo.

Se vogliamo evitare di fare questo lavoro da soli, anche per ottenere una migliore precisione e qualità, sul mercato sono presenti tappi per il corpo reflex con foro stenopeico realizzato al laser per gli attacchi delle maggiori marche (Canon, Nikon, Sony, Olympus, Pentax), acquistabili per qualche decina di euro anche su Ebay, Amazon e altri rivenditori di accessori fotografici online.

Considerazioni pratiche sul foro stenopeico digitale

Uno dei problemi più grossi quando si effettuano fotografie stenopeiche con una fotocamera reflex digitale è la polvere. Piccoli aloni dovuti alla polvere sul sensore sono un inconveniente abituale, ma con la piccolissima apertura del foro saranno accentuati.

Per cercare quantomeno di limitare questi fastidi, possiamo utilizzare una fotocamera con sistema di pulizia automatico del sensore. Fino a poco tempo fa le uniche fotocamere digitali che offrivano questa possibilità erano quelle del sistema Quattro Terzi (Olympus e Panasonic), ma ora anche gli altri marchi si sono adeguati.

Un’altra possibilità, come facciamo anche per proteggere la lente frontale degli obiettivi, è quella di usare un filtro UV che possiamo incollare sulla parte frontale del nostro foro stenopeico fatto in casa. Però in alcuni casi questo può produrre dei flare o altre aberrazioni cromatiche provocate dall’illuminazione.

In ogni caso il miglior suggerimento per ottenere belle fotografie stenopeiche è quello di provare e cercare di correggere gli errori. La nostra attrezzatura digitale ci permette di controllare subito il risultato ottenuto ed apportare tutte le correzioni necessarie, cosa impensabile quando la fotografia era soprattutto chimica. In questo modo possiamo fare un piccolo ritorno alle origini, anche con l’aiuto di megapixel e microprocessori, per conseguire risultati unici e irripetibili per chiunque sia appassionato di fotografia.